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venerdì 31 luglio 2015

UNO SCHELETRO DI MESSA PER UNA CHIESA SCHELETRICA


Pubblichiamo il numero di Agosto 2015
di "Radicati nella fede"

UNO SCHELETRO DI MESSA
PER UNA CHIESA SCHELETRICA




UNO SCHELETRO DI MESSA PER UNA CHIESA SCHELETRICA
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 8 - Agosto 2015

 Attendevano una nuova Chiesa, per questo si sono messi a cambiare la messa.
  Volevano una chiesa con nuovi dogmi e nuova morale, allora hanno dovuto ritoccare la messa cattolica, così tanto da renderla uno scheletro di se stessa.
  E a messa scheletrica, corrisponde uno scheletro di Chiesa, fatta di una dogmatica e una morale scheletriche.

  Lo dicevamo il mese scorso: la nuova liturgia ha preteso di saltare due millenni di storia cristiana, con l'illusione di ricollegarsi ad un mitico inizio del cristianesimo. Hanno detto, i signori della riforma post-conciliare, che occorreva semplificare, per far emergere la nobile essenzialità del rito cattolico. Hanno ritenuto sostanzialmente negativo tutto il lavoro di secoli e secoli che la Chiesa aveva fatto, per rendere sempre più limpido ed educativo il rito cattolico. Hanno tolto e tolto, considerando quasi tutto aggiunta negativa, e ne è venuto fuori uno scheletro di messa. Una messa piena di vuoti e di non-detto, vuoti e non-detto riempiti dalla fantasia del celebrante e dei fedeli. E le fantasie si sono moltiplicate quante sono le chiese del mondo, perché si sa che non si può vivere di uno scheletro: gli uomini lo rimpolpano lo scheletro, ma la carne e il sangue che gli danno non sono quelli di Dio, ma quelli normalmente della dittatura della mentalità comune. Così, a seconda delle stagioni, abbiamo avuto le messe socialiste, le messe impegnate, le messe intimiste, le messe allegre, le messe verbose, le messe catechistiche, le messe di guarigione, le messe carismatiche, le messe missionarie, le messe veloci e cosi via... insomma, la messa la costruisci tu, perché corrisponda a te e al tuo cristianesimo.

  La messa così impoverita non ha nutrito più, e ci si è dovuti volgere alle varie ideologie del momento per rimpolparla. Togliendo molto di Dio, la messa la si è dovuta riempire molto dell'uomo, per ritenerla ancora utile: una tragedia, la perdita del cuore cattolico, cioè la redenzione operata da Cristo Crocifisso.

  E la tragedia si propaga a tutto l'organismo cattolico: la messa nuova, scheletrica, piena di vuoti, è diventata così tanto ambigua da produrre un cristianesimo scheletrico, dal dogma e dalla morale scheletriche; un cristianesimo ambiguo.

  I sacerdoti, ridotti a celebrare uno scheletro di messa, non sono stati più nutriti e difesi dalla messa stessa, così che a loro volta non hanno nutrito e difeso il popolo.

  Dicevamo di un Cristianesimo dal dogma scheletrico:
cosa è rimasto, nella maggioranza dei cristiani di oggi, del dogma cattolico che sorge dalla Divina Rivelazione? Quasi nulla. Forse resta che esiste Dio, e che alla fine ci salverà: non c'è che dire, di tutta la Rivelazione, di tutto il dogma, di tutto il catechismo non resta quasi nulla, nel vissuto della maggioranza dei cristiani; ma allora, perché Dio si è rivelato, perché ha parlato nell'Antico e nel Nuovo Testamento, perché ha portato a compimento la Rivelazione in Gesù Cristo? Certamente non lo ha fatto per vedersi “semplificare” orrendamente nel cristianesimo moderno.

  Qualcuno dirà che dimentichiamo la ricchezza biblica della riforma liturgica! Certo, di Bibbia se ne è letta tanta, ma ha vinto la messa scheletrica anche sulla Bibbia, tanto è vero che mai i cristiani sono stati tanto ignoranti come oggi nella Storia Sacra e nella Sacra Scrittura. Hanno letto sì la Bibbia in ogni occasione, ma sono stati formati come mentalità dall'ideologia di turno, che rimpolpava la messa scheletrica.

  Dicevamo di un Cristianesimo dalla morale scheletrica:
cosa resta, nella maggioranza dei cristiani di oggi, della ricchezza morale cattolica? Sanno forse che Dio è amore, che dobbiamo volerci bene, e poco più: non c'è che dire, resta un po' poco. Della Morale Cattolica, della legge e della grazia, non si sa quasi più nulla. Ecco perché siamo terribilmente indifesi di fronte alla dilagante immoralità e di fronte, soprattutto, all’ideologia dell'immoralità, che vuole ammettere tutto sotto la scusa del voler bene. Assisteremo al compimento dell’apostasia: saranno varate le leggi più immorali con il silenzio dei cattolici, con il plauso di alcuni, e con la falsa prudenza dei pastori, che taceranno in nome della libertà e del rispetto umano. Più che morale scheletrica, è la sua morte vera e propria.
  Tutto è cominciato con la scarnificazione della messa, svuotandola delle sue difese dogmatiche nelle parole e nei gesti.

  E la rinascita inizierà con il ritorno alla vera e totale messa cattolica.

  I riformatori post-conciliari volevano un nuovo cristianesimo più libero, più umanamente accattivante, per far questo hanno privato la messa delle sue difese, e non hanno voluto difendere il Cristianesimo di Dio.

  Forse Paolo VI non aveva previsto questa tragedia, forse si era illuso di fermare la semplificazione e l'ammodernamento al solo linguaggio, forse... ma il linguaggio è contenuto; e i vuoti di linguaggio sono vuoti di contenuto, che il mondo si premura di riempire come vuole.

  Forse Paolo VI non aveva immaginato tanto, ma è certo che oggi un Papa non potrà più fermare la deriva, senza accettare il martirio. Sì, dovrà accettare il martirio, perché se tenterà veramente di porre rimedio, sarà attaccato dal mondo e da quel mondo che si è infiltrato nella casa di Dio. Ma se non accetterà il martirio, rischierà di non fare il Papa.

venerdì 3 luglio 2015

FESTA DI N. S. DEL SACRO CUORE DI GESU'


FESTA 
DI NOSTRA SIGNORA 
DEL SACRO CUORE 
DI GESU'
Vocogno - Domenica 28 Giugno 2015


I video

Video Santa Messa e Processione

Video Omelia

Video Vespri cantati

Le foto

martedì 30 giugno 2015

NON ARCHEOLOGISTI, MA FIGLI DELLA CHIESA.


Pubblichiamo il numero di Luglio 2015
di "Radicati nella fede"

NON ARCHEOLOGISTI,
MA FIGLI DELLA CHIESA.



NON ARCHEOLOGISTI, MA FIGLI DELLA CHIESA.
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 7 - Luglio 2015
 
  È per amore alla Chiesa che restiamo nella Tradizione.
  È per amore alla Chiesa che ci ostiniamo, contro tutto e tutti, a celebrare solo la messa in rito tradizionale. È per amore alla Chiesa che resistiamo alla Chiesa stessa quando questa ci chiede di celebrare e di assistere anche al nuovo rito della messa.

  E non è assolutamente per archeologismo, non è per un amore al passato in quanto passato.

  Invece l'ultima riforma liturgica, che ha stravolto da cinquant'anni la vita della Chiesa, nasce da un non amore alla Chiesa e alla sua storia, nasce da un vizio di archeologismo.

  Infatti con l'ultima riforma liturgica, con la messa nuova per intenderci, si è di fatto voluto cancellare con un colpo di spugna tutta la storia bimillenaria della Chiesa cattolica, volendo tornare ad una mitica epoca d'oro, ad un mitico tempo d'oro d'inizio della Chiesa, inventando una liturgia super semplificata che falsamente si vuol far risalire agli Apostoli e quindi a Nostro Signore. Se si chiede alla gente semplice, questa vi dice proprio così, cioè che la liturgia moderna, nella sua scarna semplicità, corrisponde di più alla semplicità del Vangelo. In fondo molti, anche tra i preti, la pensano così. E pensano che gli amanti della Tradizione siano dei soggetti deboli, che hanno bisogno ancora di inutili orpelli per vivere la fede.

  In fondo, anche la svolta del biritualismo post Summorum Pontificum è figlio di questa errata posizione: concedere le cose vecchie a quei fedeli che ne hanno ancora bisogno, ma sostenendo in modo inequivocabile la nuova liturgia, che è nata per sbarazzarsi della tradizione liturgica della Chiesa stessa.

  Invece il problema è serissimo e chiede un giudizio serio, rigoroso. La riforma liturgica seguita al Vaticano II è malata, perché nasce da un giudizio negativo su tutto ciò che la Chiesa ha prodotto, dall'epoca Costantiniana in poi, in campo liturgico. Nasce da una disistima per tutto ciò che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha aggiunto nella sua liturgia, per aiutare la fede e la preghiera. Non è qui il momento di fare un trattato di liturgia, ma con semplicità possiamo fare un esempio tra tutti, quello del caso dell'offertorio. La nuova messa ha completamente tolto l'antico offertorio, con la scusa che questo fu aggiunto solo nel medioevo, e lo ha sostituito con una preghiera ebraica di benedizione dei doni della terra. Il ragionamento fatto per sostenere questa operazione è tipico: essendo un'aggiunta medievale, la preghiera dell'offertorio della messa tradizionale non appartiene alla vera messa, è un'inutile anticipazione ripetitiva della consacrazione, va eliminata.

  Invece le cose stanno diversamente: le parole pronunciate nell'offertorio dal sacerdote erano state aggiunte nel medioevo per esplicitare con più chiarezza l'intenzione della Chiesa nel celebrare il Santo Sacrifico del Signore, onde evitare che il celebrante e i fedeli si allontanassero dalla vera natura della messa. In sostanza, l'offertorio tradizionale è sì un'aggiunta medievale, ma un'aggiunta che approfondisce, rendendola più chiara, la messa di sempre; un'aggiunta che aiuta ad essere fedeli all'unica messa di sempre, quella di Cristo e degli Apostoli.

  Eh sì, il problema è tutto qui: la nuova liturgia moderna nasce da un rifiuto di tutte le “aggiunte” che la Chiesa ha fatto, nel corso della sua storia, ai riti.

  È chiaro che questo rifiuto del “lavoro” della Chiesa è pericolosissimo, perché fa nascere nella mente e nel cuore un giudizio sulla Chiesa in se stessa, che quando è all'opera tradirebbe Cristo stesso. È questa l'anima di tutte le eresie: Cristo sì, Chiesa no. Separare Cristo dalla Chiesa è l'opera di ogni eretico, e ha come esito perdere Cristo stesso.

  Per noi invece è importante tutto ciò che la Chiesa ha operato per trasmettere la fede, per far pregare con più chiarezza e purezza i suoi figli, per trasmettere con più limpidità la grazia che salva.

  La Chiesa ha sempre aggiunto per rendere più pura la preghiera, per renderla mai ambigua, per precisarne sempre più la retta intenzione. E quando ha tolto, ha tolto le aggiunte non pure, le incrostazioni culturali che erano figlie degli uomini e non della Rivelazione. Ha tolto ciò che poteva prestare il fianco all'eresia, ma non ha mai tolto ciò che chiariva maggiormente la preghiera cristiana.

  Per questo noi tradizionali ci sentiamo più figli della Chiesa.

  Lo sono infinitamente di meno tutti quelli che stanno continuamente ammodernando la sua liturgia con disprezzo per la sua storia. Chi non ama la storia della Chiesa, chi non le riconosce il suo valore, non ama la Chiesa stessa.

  Siamo più figli della Chiesa noi, anche quando dobbiamo resistere a tutte quelle nuove leggi che vorrebbero imporci; leggi nuove scritte da coloro che, saltando duemila anni, vogliono risalire a un Gesù che, non portatoci dalla Chiesa e dalla sua storia, è frutto di ideologia e non di verità. Senza la Chiesa non hai il vero Gesù, hai l'idea che di Gesù si fa l'ideologia dominante. Ma hai la Chiesa, quando hai tutta la sua storia, e non solo un riferimento all'istituzione ecclesiastica del presente disancorata dal suo passato.

  Saltano duemila anni e vogliono legare la Chiesa di oggi a un mitico inizio della Chiesa stessa; e per farlo devono dire che oggi lo Spirito ha soffiato e ha liberato i Cattolici dal loro ingombrante passato.

  È per amore alla Chiesa, mistico Corpo del Signore, che non possiamo, che non dobbiamo obbedire a questi signori dell'innovazione arcaicizzante. Non dobbiamo obbedire loro, ma alla Chiesa, che con continuità ha lavorato, ha fatto la sua fatica di duemila anni, perché ogni anima incontri la Salvezza di Cristo.

sabato 20 giugno 2015

Festa di N. S. del Sacro Cuore di Gesù - Vocogno, Domenica 28 Giugno 2015


Domenica 28 giugno 2015
a VOCOGNO

FESTA DI NOSTRA SIGNORA
DEL SACRO CUORE DI GESU'


ore 10.30
Santa Messa cantata
Processione

ore 15.30
Vespri cantati
Esposizione del SS. Sacramento
Canto delle Litanie del Sacro Cuore
Benedizione Eucaristica


ore 17.00
S. MESSA letta
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