Pubblichiamo il numero di Ottobre 2016
di "Radicati nella fede"
LA REALTA' E' DI DIO: L'OBBLIGATORIETA' DELLA MESSA.
LA REALTA' E' DI DIO: L'OBBLIGATORIETA' DELLA MESSA.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n°10 - Ottobre 2016
Hanno umanizzato la
Messa e poi l'hanno resa facoltativa: potremmo sintetizzare così la
tragica parabola discendente del cattolicesimo ammodernato.
Intanto
urge ricordare che la Messa cattolica, quella vera, poggia tutta
sulla realtà e non su moti spirituali soggettivi.
È
reale il mondo che non si è fatto da sé; è reale Dio, Creatore e
Signore di tutto ciò che esiste. È reale, realissimo, che il mondo,
dopo la caduta del Peccato Originale, è salvato da Gesù Cristo.
Attenti però: il mondo è salvato da Cristo in modo reale, non
retorico cioè per modo di dire; è salvato con una azione storica
redentiva: la sua Incarnazione Passione e Morte al
Calvario.
L'azione salvifica di Gesù Cristo poi risponde al
realismo della riparazione: Dio è stato offeso in modo inaudito
dagli uomini, e solo il Dio fatto uomo può riparare una simile
offesa, sostituendosi a noi sulla Croce. La Messa cattolica è la
perpetuazione di questa riparazione che salva: Gesù Cristo continua
ad offrirsi al Padre in sacrificio propiziatorio affinché per noi ci
sia il perdono del Padre; e la propiziazione continua, lungo la
storia, su tutti gli altari cattolici del mondo.
Il
cristiano di duemila anni ha vissuto dentro questo realismo che
riconosce che tutto è fatto e dipende da Dio; e che tutto può
rinascere dopo il peccato solo nel sangue di Cristo offerto.
È
per questo realismo che al centro di tutto il Cristianesimo mise la
Messa, e non si sognò mai di renderla facoltativa.
E il
Cristianesimo diffuse la celebrazione della Messa in tutto il mondo
facendola diventare il centro della vita degli uomini, delle loro
giornate e del loro tempo; la fece il centro della Civiltà umana e
non solo della Chiesa. Anche la struttura delle città e dei villaggi
fu intorno alle Chiese, perché dentro vi si celebrava
quotidianamente la Messa.
E ogni atto della vita degli
uomini fu segnato dalla Messa cattolica.
Sì, perché la
Messa vive di questi due riconoscimenti: Dio Creatore e Cristo
Redentore.
E il cristiano, ragionevolmente realista, non
si è mai sognato che qualcuno, normale di mente, potesse mettere in
dubbio che tutta la realtà dipenda da Dio. A tal proposito San Paolo
scrive: “Essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo
Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio,
ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro
mente ottusa” (Rm 1,21). Il Concilio Vaticano I cita proprio questo
brano di San Paolo per ricordare che l'esistenza di Dio può essere
riconosciuta con la ragione e che l'uomo è quindi inescusabile
quando professa una laicità atea o agnostica.
Ma
qualcosa di strano è accaduto nel mondo cattolico: hanno voluto
umanizzare la Messa, e questo realismo è naufragato nel
soggettivismo.
Hanno, ed è evidente nella riforma
liturgica di fine anni '60, incentrato la Messa sull'uomo che prega e
non su Dio che salva. Hanno così trasformato l'azione di Cristo, che
salva dall'abisso, in un incontro personale dell'uomo che cerca Dio.
È il grande inganno: la nuova messa diventa un'azione puramente
religiosa che nasce da una fede individuale; e non è più
principalmente l'azione di Dio che fa esistere il mondo.
Padre
Pio diceva: “Il mondo può stare anche senza il sole, ma non senza
la santa Messa”.
Una messa ridotta a preghiera
dell'uomo può benissimo diventare facoltativa, anzi lo è già
ampiamente diventata. Una messa così mutilata può essere una delle
tante preghiere inventate dall'uomo che cerca Dio, e diventa
spaventosamente facoltativa, destinata solo a chi ne sente il
bisogno.
Ma la Messa di Cristo, che sostiene e salva il
mondo, facoltativa non lo sarà mai, anche se preti e fedeli moderni
inneggeranno alla libertà di coscienza. Non sarà mai facoltativa
per l'uomo e per la Chiesa che riconoscono la realtà.
Le
recenti polemiche sulle mancate messe d'inizio anno nelle scuole di
stato, in nome della laicità italiana, rivelano pienamente questa
crisi.
È una crisi che nasce tutta in casa cattolica:
il cristianesimo ammodernato ha reso tutto spiritualista e
soggettivo, per cui gli alunni che riconoscono ancora Dio devono
andare a Messa fuori dall'orario scolastico. E magari uno stuolo di
ecclesiastici sosterrà che questo è giusto per rispettare le
libertà individuali.
Però questo non sarà mai il
cattolicesimo.
Il cattolicesimo di sempre dice invece
che la virtù di religione nasce dalla giustizia: l'uomo che non si è
fatto da sé, e che non si può salvare con le sue forze dalla morte,
deve pubblicamente compiere il suo omaggio a Dio, rendendogli un
culto pubblico. E la ragione deve riconoscere la fondatezza della
Rivelazione cristiana, storicamente verificabile, e quindi
riconoscere pubblicamente il Dio di Gesù Cristo. Solo così l'uomo
sarà giusto.
Uno stato che rende invece privato tutto
questo, non può essere uno stato giusto. Mina al fondamento la
possibilità della civiltà; e rende impossibile la cultura, che
nasce dall'intelligenza dell'uomo.
Il mondo può stare
anche senza il sole, ma non senza la santa Messa: e la nostra civiltà
e cultura sono già finite perché si sono private di questo
sole.
Come ci piacerebbe poter discutere di questo con
tanti, che hanno ormai ceduto al fideismo dei nuovi dogmi laici. Ci
piacerebbe poterne parlare con i preti, con i genitori cattolici, con
i politici, con tutte le persone di buona volontà che stanno
rassegnandosi a questa tragica deriva.
Chi mi
riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al
Padre mio che è nei cieli: è chiaro che Nostro Signore Gesù Cristo
posa tutto sul riconoscimento della realtà e della Sua presenza,
contro tutte le fantasie delle mode ideologiche del momento.
La
Chiesa è posta nel mondo per riportare gli uomini alla realtà che è
Dio, non per osannare le libertà individuali.
La Chiesa è
posta nel mondo per porre la centralità e l'obbligatorietà della
Messa.