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giovedì 30 gennaio 2014

STABILITAS LOCI

Pubblichiamo il numero di Febbraio 2014
di "Radicati nella fede".




STABILITAS LOCI
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VII n° 2 - Febbraio 2014

  Se c'è un rischio grande, oggi, è quello di credere di vivere le cose perché le si pensa o perché le si vede. Sì, oggi è questa la grande illusione, l'illusione del “virtuale”. Non vogliamo parlare solo di internet, anche di questo, ma non solo di questo.

  C'è nel mondo tradizionale chi, navigando sul web, fa il pieno di informazioni sulla vita della Tradizione, partecipa a tutti i più infuocati dibattiti o intervenendo o lasciandosi agitare, e pensa così di vivere la Chiesa secondo la tradizione. C'è poi un altro genere di “virtuali”, fatto da quelli che, amando viaggiare, vanno in cerca dei luoghi più significativi, dove poter vivere qualche intensa esperienza, che faccia loro gustare un pezzetto della Chiesa di sempre: un giorno sono in un convento, l'altro in un priorato, l'altro ancora in una chiesa dove si canta bene la messa. Nell'approssimarsi di una festa dicono: “Dove andiamo a viverla questa volta, dove sarà meglio?”.

  Entrambe queste posizioni sono ingannevoli e a lungo andare non costruiscono niente, lasciano a mani vuote, non cambiano la vita. Sono entrambe ingannate dal “virtuale” che non diventa mai “carne e sangue”. È un vagabondare pericoloso, che non ti cambia, che sposta fuori di te il problema.

  Potremmo applicare a questo genere di persone il giudizio severo che San Benedetto, padre del monachesimo occidentale, esprimeva sui monaci vaganti:

  “C'è infine una quarta categoria di monaci, che sono detti girovaghi, perché per tutta la vita  passano da un paese all'altro, restando tre o quattro giorni come ospiti nei vari monasteri...
  ...sempre vagabondi e instabili, schiavi delle proprie voglie ...
  Lasciamoli quindi da parte ...”

  Perché questa sferzante severità da parte del Patriarca del monachesimo? Perché questi monaci, così vagando, non si pongono sotto l'obbedienza di nessuno e sfuggono al primo compito del cristiano, la propria conversione.

  I monaci benedettini fanno due voti: quello di stabilità (nel monastero) e quello della conversione dei costumi, conversione della vita. Ma è evidente che i due voti sono collegati strettamente: come fa il monaco a convertire la sua vita, se stabilmente non si mette sotto un'obbedienza santa, se non segue chi può guidarlo al cambiamento della sua vita? E come fa ad obbedire se non è stabile, se il riferimento della sua vita non è stabile?

  Questo è vero anche per ciascuno di noi, non solo per il monaco. È vero per ogni cristiano. Tanto più per il cristiano che giustamente vuole seguire il Cristianesimo “non modificato”, cioè la Tradizione.

  Per questo, e lo abbiamo già detto, dobbiamo riconoscere un luogo di messa tradizionale, dove accanto alla celebrazione della messa ci sia anche la sana dottrina, e farlo diventare il luogo della nostra stabilità. Solo così sarà edificata la nostra vita, sotto un'obbedienza reale che ci converte.

  Anche nel caso che questo luogo sia molto distante, e quindi impossibile recarvisi tutte le settimane, sarà sempre possibile un riferimento spirituale intenso che ci permetterà un reale seguire. Uno non potrà forse andarci tutte le settimane, ma programmerà il suo esserci nei momenti più intensi dell'anno. Molte volte la difficoltà della distanza invece di essere un inciampo, se aumenta il desiderio, è una grazia: tu che sei distante puoi capire meglio quanta grazia ci sia in quel luogo, che tu non puoi sempre raggiungere.

  Ad altri, più fortunati per vicinanza, sarà invece sempre possibile una fedeltà scrupolosa, alle messe e agli incontri dottrinali, fedeltà che, sola, nel tempo produce grandi frutti.

  La vita cristiana consiste nel seguire Cristo, ma questo seguire passa attraverso quel prolungamento dell'Incarnazione di Nostro Signore che si chiama Chiesa. E nella Chiesa si incarna in volti precisi: quel sacerdote, quel fedele più zelante ecc...

  Non ha proprio senso il vagabondare spirituale, è sterile e se volete ridicolo: vai in un luogo, vuoi vederci una bella Messa cantata, va bene! ma lo sai che, perché ci sia quella Messa cantata, dei fedeli hanno rinunciato alla loro “libertà”, per essere lì tutte le domeniche a cantarla? ...e altri hanno assicurato il servizio all'altare, tutte le domeniche? ...e un prete è lì stabilmente per celebrarla?
Se tutti questi avessero vagabondato negli anni, per cercare “esperienze” spiritualmente interessanti, tu non avresti trovato un bel nulla. Riflettici su questo.

  Sì, è chiesta a molti una conversione in questo senso, una decisione per la vita: vuoi la Tradizione? Falla!... secondo l'autorità che il Signore ti ha dato. Sei prete? Inizia a celebrare la messa di sempre. Sei laico? Recati stabilmente dove un sacerdote, sano per dottrina, ha assicurato la messa della Tradizione, e sii fedele a quella chiesa, perché la tua fedeltà edifichi altri e converta il tuo cuore.

  Non c'è alternativa a questa stabilità.

  Avete mai provato a domandarvi: ma se per un miracolo della Provvidenza, il Papa concedesse libertà totale all'esperienza della Tradizione, sapremmo far frutto di questa libertà? Ci metteremmo, sotto la grazia di Dio, a fare il Cristianesimo secondo la Tradizione? O troveremmo delle scuse per vivere ancora nella recriminazione?

  Volere che la Chiesa torni alla sua Tradizione, lamentandosi o rimpiangendo, fa buttare il tempo, fa buttare la vita... e la vita passa veloce.
 

martedì 21 gennaio 2014

"DEI LUOGHI STABILI DOVE TENDERE ALLA SANTITA' REALMENTE" - Quarta Giornata della Tradizione.

QUARTA GIORNATA DELLA TRADIZIONE
Verbania, Domenica 19 Gennaio 2014


L'INVERNO DELLA CHIESA
dopo il Concilio Vaticano II
 Una crisi nella Chiesa che non sembra finire;
prospettive per una resistenza.

A partire dal libro di Cristina Siccardi
"L'inverno della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. I mutamenti e le cause"

INTRODUZIONE ALLA GIORNATA: 
INTERVENTO DI DON ALBERTO SECCI


INTERVENTO DELL'AUTRICE CRISTINA SICCARDI

LA STABILITAS NELLA TRADIZIONE: 
Ripresa nel dibattito


FARE CIO' CHE HA FATTO 
IL PERE EMMANUEL ANDRE: 
DEI LUOGHI STABILI DOVE TENDERE ALLA SANTITA'

UNA SIGNIFICATIVA SINTESI 
DELLA VITA E DELL'OPERA 
DI PERE EMMANUEL ANDRE
[Autore: don Stefano Coggiola]
  


COSA TI CHIEDE IL SIGNORE 
PER COMPIERE IL MIRACOLO
OMELIA


LA MESSA DI SEMPRE


IMMAGINI DI UN RINCUORANTE
GIORNO DI FEDE E DI AMICIZIA

giovedì 9 gennaio 2014

RADIO VOBISCUM: "TUTTO, ECCETTO LA TRADIZIONE!" - L'EDITORIALE DI GENNAIO 2014 DI "RADICATI NELLA FEDE" [MP3]

Pubblichiamo il file MP3 
della trasmissione radiofonica 
di "Radio Vobiscum" del 6 gennaio 2014 
(Voci dalla Tradizione) 
durante la quale è stato letto 
l'editoriale di "Radicati nella fede":
TUTTO, ECCETTO LA TRADIZIONE!
[Rnf, Anno VII - n°1, gennaio 2014]. 
Un rigraziamento alla redazione di Radio Vobiscum.


File audio della trasmissione radiofonica

martedì 7 gennaio 2014

"QUARTA GIORNATA DELLA TRADIZIONE": L'INVERNO DELLA CHIESA - Verbania, 19 Gennaio 2014


QUARTA GIORNATA DELLA TRADIZIONE
"L'INVERNO DELLA CHIESA"
Domenica 19 Gennaio 2014
Verbania, Chiostro Hotel


Sul significato di questa giornata, 
e sulla situazione attuale della Chiesa 
pubblichiamo (fonte: Riscossa Cristiana) 
un'intervista a Don Alberto Secci.

1. È sempre più evidente, anche in virtù della celebrazione della Santa Messa (rito antico e rito moderno), che esistono due modi di vivere la religione cattolica: sacerdoti e fedeli che si rifanno agli insegnamenti che hanno subito la rivoluzione moderna ed altri che rimangono saldi agli insegnamenti e ai principi della Tradizione della Chiesa, come sarà possibile, secondo Lei, risolvere un giorno tale dicotomia?


  Occorre che chi ha avuto la grazia di capire, di cogliere questa dicotomia terribile, decida di fronte a Dio di vivere integralmente il cattolicesimo secondo la Tradizione. Questo è il punto. Non c’è nulla di astratto nel Cristianesimo. Lo ha detto lei: “in virtù della celebrazione della Messa in rito antico” dei fedeli rimangono saldi agli insegnamenti e ai principi della Tradizione della Chiesa; direi io, rimangono Cattolici semplicemente; i fedeli che hanno subito la rivoluzione, invece, hanno solo una vaga  ispirazione cristiana nel migliore dei casi. Per la verità lei ha detto “ anche in virtù della Messa”, io mi permetto di togliere quell’ “anche”, in che senso? Non nel senso che c’è solo la Messa, perché ci sono, insieme alla Messa, tutta la dottrina e tutto l’apostolato; ma nel senso che la vita Cattolica è la trasmissione della Grazia che accade principalmente nella linea sacramentale, quindi al centro la Messa, e la Messa con il rito non ambiguo. Per questo, chi ha avuto la grazia di capire la situazione drammatica, non può barattare questa coscienza con una tranquillità personale: occorre eleggere un luogo di Messa tradizionale e farlo diventare il luogo integrale di educazione alla fede nel senso pieno e non solo intellettualistico. Piccoli centri di vita semplicemente cattolica, umilissimi ma grandissimi per la grazia che portano, saranno la soluzione, quando Dio vorrà. A noi il decidere di stare in un cammino di grazia, e per questo tradizionale, amando la Chiesa nella sua passione; a Dio la risoluzione di questo mistero  di sofferenza. Ma in Dio tutto ciò è già risolto. Dobbiamo avere una preoccupazione amorevole per la Chiesa, e non una preoccupazione “politica”.


2. La «Giornata della Tradizione» di Verbania, che si svolgerà il prossimo 19 gennaio 2014, giunge alla sua quarta edizione, ci potrebbe spiegare di che cosa si tratta e come è nata questa iniziativa?


  Semplicemente si tratta di una Domenica pomeriggio vissuta nella riflessione su un tema dottrinale scottante; giornata che termina con la celebrazione della Santa Messa cantata. Vede, da anni don Stefano ed io, con i fedeli delle nostre chiese, portiamo avanti un lavoro serio di dottrina cristiana. All’inizio erano incontri settimanali, oggi sono quindicinali. Insistiamo molto su questo. E’ così grande la confusione che regna in mezzo ai cattolici, che non possiamo immaginare di starne fuori semplicemente perché amiamo la Tradizione. Occorre conoscere il Cristianesimo, la storia della Chiesa, i grandi maestri spirituali. È così bello il cristianesimo, è così grande l’opera di Dio: come facciamo a non desiderare di conoscerla sempre di più? Temo molto quei fedeli che continuano a girare da una chiesa all’altra, cercando qualcosa di sempre più tradizionale, ma non desiderano essere guidati dottrinalmente e spiritualmente …presto o tardi assumeranno di nuovo la mentalità mondana, così non cattolica: mi è capitato di incontrare alcune persone attaccate alle forme antiche dei riti, ma liberali nei giudizi e nei criteri di azione. La Verità della fede deve diventare subito criterio di giudizio e di azione. Per partecipare a più persone questo lavoro, che per noi continua tutto l’anno, abbiamo pensato alla giornata della tradizione: è semplicemente una Giornata di Dottrina Cattolica, dove si incontrano tanti volti di amici e qualche volto nuovo.


3. La vita di montagna, come la vita di campagna, rispetto a quella di città, aiutano a comprendere meglio la Tradizione? In che termini?


  No. Oggi il disastro è globale. Non è la montagna in sé che aiuta, ma il saper guardare il mondo con uno sguardo mistico, cioè veramente cattolico. Allora montagna o pianura, piccolo paese o metropoli sono la stessa cosa. Anzi, qualora ci fosse un prete deciso nel dare la vita obbedendo alla grazia ricevuta, ebbene, la città è sicuramente migliore. Detto questo, devo confessare che la solitudine della montagna, che ha per tutti bellezza e dolore insieme, l’ho sempre amata e ho imparato ad amarla sempre di più. Comunque, per me, il luogo dove vivere è obbedienza a Dio, attraverso le circostanze, prima l’appello dei fedeli; non sono io che scelgo, non l’ho mai fatto.


4. Perché, all’interno dei dibattiti e dei confronti di carattere religioso, gli unici ad essere tenuti distanti sono proprio coloro che vogliono vivere seriamente il Credo di Santa Romana Chiesa?


  In ogni dittatura bisogna censurare il passato. Nessuno deve sapere come era una volta, prima della dittatura che pretende di dare vita nuova al mondo. E le dittature dei “liberali” sono le peggiori. Quando lo schema dittatoriale entra nella Chiesa, la censura del passato viene addirittura dogmatizzata: “oggi la Chiesa ha una nuova coscienza, non potete tornare alle cose di una volta, anche se erano sante oggi non lo sono più, perché la coscienza della Chiesa fa la verità nell’oggi”, così mi sembra ragionino quasi tutti oggi. E questo è terribile. E’ la via più veloce per distruggere la Chiesa, come vediamo. Questi hanno accesso pressoché a tutti i mezzi di comunicazione, perché sono utili a “intrattenere”, fanno salotto, non si scontrano con il neo-paganesimo, parlano e parlano e nulla più.

  Ma basta che un bambino gridi che il re è nudo, che l’incantesimo della censura sul passato, in un istante, crolli. Allora, da parte nostra, meno “lagne” e più lavoro per fare il cristianesimo, secondo la responsabilità che oggettivamente Dio ha dato a ciascuno. Non c’è tempo da perdere: fai tutto quello che dipende da te perché la Chiesa sia più Cattolica e il mondo più Cristiano.


5. Che cosa reputa, oggi, maggiormente in crisi nella Chiesa?


  Il Sacerdozio. Con il Cristianesimo “ammodernato” non può stare in piedi, perché nella nuova religione il sacerdozio non ha più senso. È la terribile consumazione del Protestantesimo a casa nostra, cioè dentro il Cattolicesimo.


6. Che cosa può insegnare la Tradizione alla Chiesa del nostro tempo?


  Semplicemente il Cristianesimo, non deve fare altro. Il Cristianesimo non ridotto a qualcosa di quaggiù, come fa il Naturalismo imperante, il Cristianesimo fatto dalla Grazia di Dio. Il Cristianesimo che non si vergogna della Croce e quindi punta sulla Grazia. Il Cristianesimo che sa che la grazia è efficace e che quando incontra l’adesione dell’uomo produce una civiltà che non ha pari nella storia. La Tradizione insegna alla Chiesa che il Cristianesimo, per salvare molte anime, produce la Cristianità, cioè la società cristiana: ecco, la Chiesa di oggi, se vuol bene alle anime, deve smetterla di vergognarsi della Cristianità.


7. Che cosa può insegnare la Tradizione al patologico mondo contemporaneo, fatto di famiglie malate, di politiche malate, di culture-ideologie contrarie al diritto naturale e che non possiedono più riferimenti certi?


  La Tradizione ricorda a tutti che non si può far finta che non ci sia il Peccato Originale, quando si parla dell’uomo e della società. L’uomo non può salvarsi da solo, ha bisogno assoluto di Cristo, ha bisogno della Grazia. Non esiste un uomo sano senza la grazia che viene da Dio.

  E ricorda che la grazia di Dio, la grazia che Cristo ci comunica dalla Croce e che passa ordinariamente attraverso i sacramenti, può tutto. Allora non c’è nulla che possa impedire la santità, se l’uomo non la rifiuta. La Tradizione è il luogo più accogliente che esista, perché vive del primato della vita soprannaturale e dove c’è Dio tutto si ricompone nell’ordine.


8. Perché una persona “tradizionale” dovrebbe vivere meglio di una persona “moderna”?


  Perché non poggia la vita su di sé, ma su Dio. Occorre vivere sempre cercando la grazia di Dio,  gioiosi di compiere tutto per la sua Gloria. La Tradizione è un cammino di semplicità: Dio è tutto, e allora vivo per Lui. Vivere come i monaci più veri, come San Benedetto, perché il monaco è semplicemente il Cristiano.


9. Di fronte a tanti individui che annaspano nelle fatiche quotidiane e consumano i loro giorni negli affanni di un’esistenza senza senso, con domande che non trovano riposte, potrebbe indicare qual è la bellezza della vita e qual è la bellezza della morte?


  La vita e la morte diventano belle se riconosci e vivi l’appartenenza che ti costituisce: tu sei di Dio e tutta la vita si risolve nel vivere dentro questo legame. E in Dio, in Nostro Signore Gesù Cristo, ti accorgi con stupore che tutto si tiene: scopri la profonda unità di tutto. La vita assume una coscienza profondissima e semplicissima, diventa sapienza. 
 Ma questo non si dà senza la Chiesa; ma la Chiesa non è un’appartenenza sociale orizzontale, la Chiesa è legame con Cristo, cioè Tradizione. E’ Tradizione perché quel legame con il Signore Gesù, attraverso gli apostoli, è ininterrotto e passa attraverso la certezza del sacramento. C’è qualcosa di più sconvolgentemente bello di questo? Tutto, in questo legame di grazia con Cristo, legame che è anche storico, trova il suo posto. Nulla è inutile. Se uno vuol vivere fuori da questo che è il disegno di Dio troverà solo pena e in ultimo morte. Ma Dio ci vuole dentro questa bellezza che è Lui.

LA LOCANDINA CON IL PROGRAMMA

Recensione del libro di Cristina Siccardi: 
"L'inverno della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II
I mutamenti e le cause"
Sugarco Edizioni
[Estratto di un articolo di Piero Vassallo (Fonte: Riscossa Cristiana)]


 “Da alcune descrizioni si ha l’impressione che dopo il Vaticano II tutto sia cambiato e tutto quanto lo precede non sia più valido o lo sia solo alla luce del Vaticano II. … Ci domandiamo se la Chiesa di oggi sia davvero ancora la Chiesa di ieri, oppure se sotto di essa non sia stata fatta scivolare un’altra Chiesa, senza nemmeno chiederglielo” (Card. Joseph Ratzinger)

 Cristina Siccardi è autrice di un avvincente, documentato e sempre equilibrato saggio sulle cause nascoste della crisi cattolica in atto. Eloquente titolo della pregevole opera della nota studiosa torinese è “L’inverno della Chiesa dopo il Vaticano II“. Il libro di Siccardi, si segnala e si raccomanda per l’eccezionale volume e varietà delle fonti.

 Secondo il condivisibile giudizio dell’autrice, il contributo decisivo all’identificazione delle cause dell’inverno calato sulla Chiesa cattolica fu conferito dal padre domenicano Roger-Thomas Calmel (1914-1975), autore di un fondamentale saggio, “Teologia della storia“, pubblicato tempestivamente nel 1965, anno della chiusura del Vaticano II. Padre Calmel ruppe il silenzio attonito e impaurito dei cardinali e dei vescovi, i quali (uniche eccezioni Ottaviani e Ruffini) udirono il suono sgradevole della disarmonia squillante nell’aula del Vaticano II, ma tacquero, per pusillanimità, per malintesa devozione al papato o per nascosta e alta ambizione. Indirizzata dalla teologia di padre Calmel, Siccardi risale alla vera causa del disorientamento clericale: la trionfante ideologia liberale.

 Siccardi conclude auspicando un cattolicesimo capace di contrastare l’errore, che intossica la società liberale/libertina: “I cattolici dovrebbero essere più pronti, più attenti e più dinamici nel combattere gli errori e le aberrazioni del mondo laicista, radicale e dissacrante; dovrebbero essere più onesti e più coerenti con se stessi, con i loro fratelli in Cristo, dei quali sono in qualche modo responsabili e, soprattutto, di fronte all’Onnipotente: c’è un mondo che profana e calpestai diritti di Dio … si fa tanto rumore per reclamare i propri diritti, reali o presunti, e poi si ignorano quelli più essenziali, perché appartengono alla vita eterna”.


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