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mercoledì 31 luglio 2019

Vorremmo poter obbedire


Pubblichiamo il numero di Agosto 2019
di "Radicati nella fede"

VORREMMO POTER OBBEDIRE




VORREMMO POTER OBBEDIRE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 8 - Agosto 2019

  Vorremmo semplicemente poter obbedire.
  Vorremmo poter consegnare le nostre persone dentro la grande obbedienza della Chiesa, così come la vuole Gesù Cristo Signore Nostro, cioè come vuole la Chiesa e l'obbedienza Gesù Cristo.

  Se c'è una cosa non cattolica è l'individualismo, il fare da sé, l'essere Papi di se stessi: oggi questo è il gran male. Non c'è verità possibile, perseveranza nel bene possibile dentro un atteggiamento individualista. Non c'è nemmeno ortodossia possibile per chi non segue, per chi non obbedisce.

  Non è Tradizione quella di chi, per gusto personale, continua a cercare da solo una via più pura e rigorosa per arrivare a Dio.

  Prima o poi devi consegnarti dentro una grande obbedienza nella quale l'amore per Cristo diventa perseverante e capace di sacrificio vero.

  Solo che in questi anni l'autorità nella Chiesa ci ha chiesto di seguirla per annullare l'autorità stessa, e noi per salvare la sua autorità non possiamo obbedirle.

  Si tratta del grande dilemma: obbedire alle legittime autorità e distruggere così l'Autorità della  Chiesa, oppure disobbedire per salvare l'Autorità della Chiesa e delle autorità stesse?

  La vita della Chiesa è posta tutta sotto l'obbedienza. Obbedienza a Cristo che deve però concretarsi nel seguire chi è posto a capo per guidare la vita del popolo e del singolo fedele: Papa, Vescovo, Parroco... abate e superiori per i religiosi; il padre per la famiglia.

  Non ci può essere vera accoglienza della verità della Rivelazione per chi si ponga fuori dalla legittima obbedienza: non c'è vera dottrina senza l'obbedienza, perché la verità la ricevi.
  Non ci può essere nemmeno ricezione della grazia santificante per chi vive un'anarchia spirituale: i Sacramenti richiedono sempre un'obbedienza, che parte dal giudizio del ministro... pensiamo alla Confessione che è proprio un porsi sotto il giudizio del ministro di Dio che accoglie il pentimento del fedele; così per tutti i Sacramenti che non sono mai un diritto, ma un dono da accogliere secondo delle condizioni... tutta un'obbedienza insomma.

  Oggi però siamo difronte ad una situazione mai vista nella storia della Chiesa: ti è chiesto di obbedire ad un'autorità che ti chiede di “riprogrammare” il tuo cristianesimo. Ti dicono che la Chiesa si auto-comprende in modo diverso rispetto alla sua storia bimillenaria. È una nuova chiesa che non vuole essere più esclusiva: la religione cristiana non è l'unica religione vera, ti dicono; basta con “fuori della Chiesa non c'è salvezza”; ti raccomandano di non parlare più di assoluta necessità del Battesimo per la salvezza. Ti chiedono insomma di seguirli per fare finalmente una chiesa “diminuita”, accogliente tutte le libertà umane che diventano diritti assoluti.

  Si tratta del puro non-senso: seguire, obbedire ad una autorità che dichiara la propria esistenza inutile. Sì, perché se il Battesimo non è necessario alla salvezza, se fuori della Chiesa ci si può salvare, se i Sacramenti diventano un diritto e i ministri dei semplici distributori di benedizioni a richiesta, se tutto è trasformato così cosa serve un'autorità? Se la nuova chiesa si auto-comprende totalmente libera e laicizzata, che senso ha un Vescovo o un Papa?

  Per questo non possiamo seguire chi ci chiede di diminuire la Chiesa. Come un figlio che, col dolore del cuore, non può seguire un padre che gli chiede di distruggere la famiglia, perché il diminuirla è già distruggerla. Quel figlio avrà il dovere di amare e onorare il padre, perché e padre, ma non potrà seguirlo nell'errore; avrà il dovere di custodire la sua casa, nell'attesa che il padre capisca.
  Posizione non facile, perché occorre non usarla mai per diventare degli autodidatti nella fede. Occorre amare la Chiesa e l'autorità ancora di più. Occorre obbedire in tutto ciò che è possibile, fermo restando la difesa del cuore della vita cristiana.

  Un giorno l'autorità ringrazierà di questa fedeltà, come il padre che ravveduto, ritrova la casa perché il figlio non l'ha abbandonata.

  Occorre non obbedire alle scelte scriteriate per salvare la casa di Dio.
  Occorre non obbedire per salvare l'autorità, che nella chiesa diminuita si sta auto-distruggendo.
  Occorre non obbedire al nuovo corso, per salvare la virtù dell'obbedienza.

  Ma per far questo in modo cattolico, occorre che il nostro amore alla Tradizione sia un reale seguire in tutto: seguire tutta la Tradizione, perché ci fu consegnata dall’Autorità come Depositum fidei, seguendo chi il Signore ci dà come guida sicura per il tempo della tempesta.

  Occorre sempre l'obbedienza del seguire, che è sempre possibile, anche nei tempi bui.
 Si resiste all'errore con amore all'autorità che è posta a garanzia della verità, quella di Dio. Ma alla verità si obbedisce sempre.

  Così facendo ci sembra di amare meglio, di più, fino in fondo come Dio ha fatto le cose.

  Un giorno, quando Dio vorrà, ne siamo sicuri, l'Autorità ringrazierà.

domenica 28 luglio 2019

Profezia: parola, giudizio e conversione.


VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE


PROFEZIA: PAROLA, GIUDIZIO E CONVERSIONE
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 28 Luglio 2019

domenica 21 luglio 2019

In questa solitudine?


VI DOMENICA DOPO PENTECOSTE


IN QUESTA SOLITUDINE?
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 21 Luglio 2019

domenica 14 luglio 2019

Ma io vi dico


V DOMENICA DOPO PENTECOSTE


MA IO VI DICO
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 14 Luglio 2019

domenica 7 luglio 2019

"La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio": la vita come vocazione.


IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE


"LA CREAZIONE STESSA ATTENDE CON IMPAZIENZA LA RIVELAZIONE DEI FIGLI DI DIO": 
LA VITA COME VOCAZIONE.
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 7 Luglio 2019

giovedì 4 luglio 2019

Tiene il Cuore di Cristo

FESTA DI NOSTRA SIGNORA
DEL SACRO CUORE DI GESU'
Vocogno, Domenica 30 Giugno 2019


Video Santa Messa


Tiene il Cuore di Cristo
Omelia di don Alberto Secci


Video Processione


Video Vespri cantati e Benedizione Eucaristica

lunedì 1 luglio 2019

Per un po’ non riunitevi più


Pubblichiamo il numero di Luglio 2019
di "Radicati nella fede"

PER UN PO' NON RIUNITEVI PIU'




PER UN PO' NON RIUNITEVI PIU'
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 7 - Luglio 2019

 La crisi è lunga, lunghissima, sembra non aver fine.

 Ogni giorno è un bollettino di guerra: chiese chiuse, diocesi accorpate, istituti religiosi commissariati o estinti, cardinali contro cardinali, monsignori che rilasciano interviste accusatorie al Papa e al Vaticano, denunce processi incarcerazioni di ecclesiastici, riduzioni allo stato laicale.
 E poi, cosa peggiore in questi bollettini di guerra, le novità bisbigliate, smentite e riconfermate: abolizione del celibato sacerdotale per l'Amazzonia, diaconato femminile, donne cardinali, laici per para-messe, comunione ai divorziati e ai concubini... e l'elenco potrebbe continuare, ma ci si stanca la mano, e il cuore soprattutto, a scriverne.

 È il bollettino di guerra, di una guerra precisa per l'eliminazione della Chiesa cattolica stessa.

 E cosa fanno quelli che hanno causato questa guerra senza fine? Si propongono come i guaritori, proprio loro che continuano ad assestare colpi mortali alla vita cattolica. L'inganno è proprio qui, tutto qui: non cambia niente. Si sono riuniti, hanno riformato la Chiesa, questa sta morendo, e loro si riuniscono ancora per incolpare, dei disastri causati, la cattiveria dei singoli uomini. È una furbizia demoniaca! Troppo facile incolpare i peccatori, ecclesiastici o laici che siano, troppo facile! Quale novità se gli uomini sbagliano, se tradiscono Cristo, se sono incostanti e vigliacchi, quale novità? Ma la Chiesa non c'è forse, voluta così da Dio, proprio per la conversione dei peccatori, per la loro guarigione?

 Invece di accusare moralisticamente i singoli peccatori, occorre domandare perdono dentro un dolore immenso per la cura sbagliata di questi anni.

 Si sono riuniti i Pastori, come fossero dei medici ad un congresso loro, e hanno propinato medicine che hanno intossicato tutto il corpo della Chiesa che ora illanguidisce. E l'errore è partito dall'aver negato la malattia. Hanno sottovalutato, se non taciuto, la potenza del male e del peccato. Di fatto si è negato il Peccato Originale e la concupiscenza che lascia nelle anime. Come hanno fatto le legislazioni civili di fronte ai mali della società: gli uomini tradiscono, allora concediamo il divorzio; la droga si diffonde, allora legalizziamola; c'è l'aborto clandestino, allora facciamo di questo crimine orrendo un diritto. Di fronte al male lo si nega per sanarlo.
 Così i Pastori riuniti han fatto con la modernità laicista, marxista-liberale o esistenzialista che fosse: per risolvere il problema hanno dichiarato che questa laicità non era contro la fede; hanno pensato che bastasse dire così per inaugurare una nuova era di rapporto con il mondo... e così il male è stato lasciato libero di invadere le anime dei fedeli.

 Sono loro ad aver sbagliato, ad aver provocato l'epidemia di infedeltà dilagante, ad aver propagato il male; e continuano a proporsi come i medici della Chiesa malata, ed obbligano la loro nefasta cura.

 E noi dovremmo accettare la cura che ci ha ammalato e poi, magari, ringraziare i medici che ci hanno sotterrato, come si fa spesso oggi nei manifesti funebri.

 È l'inganno più diabolico che si possa immaginare.

 Per favore, Pastori della Chiesa, per un po' non riunitevi più.

 Non riunitevi più fino al giorno in cui si riconoscerà che la cura era sbagliata, negando l'oggettività del male e confinandolo al solo individuo quando non si poteva negarlo.

 E chi non ce la fa a riconoscere il fallimento di questa cura, abbia il coraggio di lasciare il posto ad altri Pastori che la medicina, quella della grazia di Cristo nella sana dottrina, la conoscono.
 Chi non ce la fa a riconoscere il fallimento di questa cura abbia il coraggio di ritirarsi, di andare a pregare per sè e per quelli che sono stati intossicati; vada a far penitenza per i morti nella fede di questi anni, che non si possono più disintossicare, e così sarà ancora Pastore.

 E per favore, non mandi a suo sostituto un timido conservatore, che pensa di risolvere tutto con un po' di maquillage ecclesiastico: un po' di incenso in più, qualche Kyrie cantato, qualche genuflessione e qualche talare in più. Troppo poco! Troppo niente!

 Occorre avere medici, Pastori, coscienti che l'avvelenamento si è propagato mutando la Messa di sempre, cambiamento che ha portato con sé l'amnistia per tutte le colpe moderne. Sì, la Messa di sempre con la dottrina di sempre, e smettiamola di dire che questa frase è semplicistica: la Messa immutata dai tempi apostolici è stata stravolta e il nuovo rito ha liberato tutti i germi dell'eresia e dell'immoralità. La nuova messa, i nuovi riti dei sacramenti, la nuova maniera di pregare ha privato il corpo della Chiesa e i corpi dei fedeli degli anticorpi di difesa, così il male, sempre latente nell'organismo, è dilagato libero ed è diventato metastasi.

 Vi supplichiamo, per un po' non riunitevi più e lasciate fare l'esperienza della tradizione integrale. Ridate alle parrocchie la Messa cattolica, quella vera. Ordinate uomini che vogliono essere sacerdoti come lo sono stati gli Apostoli, i Padri della Chiesa e i preti di duemila anni. E tra questi scegliete  Vescovi che rifiutano ogni novità, perché la Chiesa di Cristo possa salvare ancora.
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